Il bucato di una volta. Un racconto dalla nonna

30 maggio 2017

Come si lavavano i panni nel passato? Abbiamo fatto un po’ di ricerca per capire come facevano il bucato le nonne e abbiamo pensato di farti raccontare tutto da nonna Maria. Chi è? Be’, è la nonna di tutti noi. :) Questo è il suo racconto. Leggilo perché è un pezzo di “storia del bucato”.

C’era una volta… il giorno del bucato

Un tempo non bastava una sola persona per lavare i panni, servivano le forze di tutte le donne di casa. E non bastava un solo giorno per completare il lavaggio, ne servivano addirittura due.

Era un’operazione talmente lunga e faticosa che la svolgevamo solo una volta al mese. Tieni presente che le famiglie erano molto più numerose di oggi. Noi, per esempio, eravamo in 15 persone. Prova a immaginare quanti panni accumulati!

La giornata iniziava presto, noi donne ci recavamo al pozzo per raccogliere l’acqua. Dovevamo sollevare recipienti pesantissimi e portarli fino a casa, dove l’acqua veniva rovesciata in grandi pentole e messa sul fuoco. Quando bolliva, aggiungevamo la cenere, quella presa direttamente dal caminetto. Ottenevamo, così, il nostro “detersivo” chiamato liscivia: un liquido grigiastro che aveva un grande potere pulente e sbiancante.

Se i panni erano tanto sporchi, iniziavamo con un “prelavaggio”: i capi venivano sfregati energicamente con una spazzola di saggina e con il sapone di Marsiglia. Che fatica!

Dopodiché, entrava in scena l’antenato delle moderne lavatrici: un mastello di legno con un buco sul fondo, sospeso su un treppiedi. Sotto, in corrispondenza del foro (che si poteva aprire e chiudere), mettevamo un secchio che raccoglieva l’acqua di scolo.

Le fasi del lavaggio erano queste:

  • I panni venivano messi nel mastello e venivano coperti con un vecchio lenzuolo, che serviva da filtro per evitare il contatto diretto con la cenere.
  • Sopra il panno rovesciavamo, a poco a poco, la liscivia. Il liquido, filtrato dal tessuto, bagnava il bucato e poi finiva dentro il secchio posto sotto il mastello. Continuavamo così fino a quando l’acqua di scolo non era trasparente.
  • Poi appoggiavamo degli assi di legno sull’apertura del massello, così l’acqua rimaneva calda, e i panni venivano lasciati in ammollo per una notte intera.

Il giorno dopo le fatiche non erano finite, anzi: dovevamo sfregare bene il bucato con il sapone e con la spazzola e poi andavamo al lavatoio pubblico, dove sciacquavamo il bucato. Sbattevamo i tessuti con forza sulle pietre o su un asse di legno, per eliminare la cenere e il sapone, e poi li strizzavamo bene. Facevamo quello che fanno le centrifughe moderne! Poi, con le nostre pesanti ceste traboccanti di bucato, tornavamo a casa e stendevamo i panni al sole.

La giornata del bucato era finita e la sera, finalmente, ci saremmo riposate tra le lenzuola pulite e profumate.

Ogni volta che utilizzi il sapone di Marsiglia, sappi che rivivi un pezzo di questa “storia del bucato”. L’odore che lascia sui tuoi capi è il profumo della tradizione.

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